Leishmaniosi Canina

                                                                                                             LEISHMANIOSI  CANINA

                                                                                          Dott.ssa R. Bertani, Dott.ssa  A. Bianconi, Dott. C. Lazzarini

Segnalamento

Cane di razza Labrador, maschio di 4 anni di età, non sterilizzato. L’animale vive in appartamento da circa un anno, quando è stato ceduto dagli ex proprietari all’attuale famiglia. Prima di tale periodo l’animale non è stato sottoposto a regolari profilassi vaccinali.

Anamnesi

I prorietari riferiscono dimagrimento, vomito da alcuni giorni, appetito capriccioso e svogliatezza nelle normali attività quotidiane. Riferiscono inoltre la possibilità di ingestione di carta da alimenti.

Esame Clinico

Alla visita il soggetto presenta magrezza, moderata dolorabilità addominale, lesioni crostose bilateralmente alla regione del tartufo.

Esami strumentali

Vista la possibilità di ingestione di corpi estranei viene eseguito un esame radiografico dell’addome in posizione latero-laterale. (fig. 1)

 

fig. 1

 

L’esame radiografico mostra un quadro addominale caratterizzato dalla presenza di abbondante meteorismo e dall’assenza di corpi estranei radiopachi.

Viene quindi eseguita un’ecografia addominale al fine di completare le informazioni ottenute dall’esame radiografico.

All’esame ecografico viene esclusa la presenza di corpi estranei. Lo stomaco appare vuoto e normostratificato, la stratigrafia intestinale conservata così come la motilità.  Alcune anse dell’intestino tenue presentano contenuto liquido e iperecogenicità della mucosa (fig. 2).

 

fig. 2

Il fegato presenta margini arrotondati ma ecostruttura omogenea, cistifellea, vie biliari e vasi epatici non presentano alterazioni. L’ecostruttura della milza è omogenea in assenza di alterazioni. I linfonodi iliaci appaiono reattivi (fig. 3)

fig. 3

I reni presentano iperecogenicità  corticale e midollare, scarsa demarcazione cortico-midollare, ecotessitura grossolana, medullary rim sign, iperecogenicità delle creste renali (fig.4 e 5)

 

fig. 4 rene sinistro

fig. 5 rene destro

 Esami di Laboratorio:

I proprietari acconsentono all’esecuzione, in sede ambulatoriale, di un esame emocromocitometrico ed un profilo biochimico di base, dai quali si evidenzia modesta piastrinopenia (PLT= 150) ed una alterazione dei parametri renali (BUN=127 mg/dl; CREA= 7,6 mg/dl). L’esame delle urine eseguito attraverso stick mostra inoltre marcata proteinuria (+++).

Viene quindi inviato un campione di siero per esame sierologico mediante IFA per la ricerca di anticorpi verso Leishmania infantum: il soggetto risulta essere positivo con titolo 1:480

Al fine di confermare la positività sierologica vengono eseguiti due aghi aspirati dai linfonodi poplitei e sottomandibolari (fig. 6)

 

fig. 6

La popolazione prevalente è costituita da linfociti e plasmacellule, sono presenti numerosi macrofagi e neutrofili. Si osservano numerosissimi microrganismi identificati come Leishmania sia all’interno dei macrofagi che liberi.

Terapia:

I proprietari si rendono disponibili al trattamento dell’animale, purchè la somministrazione dei farmaci possa avvenire per via orale ed in ambito domestico.

Il soggetto viene posto sotto terapia con con miltefosina per via orale al dosaggio di 2 mg/Kg sid, allopurinolo per os al dosaggio di 25 mg/Kg bid, benazepril per os al dosaggio di 0,5 mg/Kg sid. Viene inoltre prescritta dieta specifica per insufficienza renale. Ai proprietari viene inoltre prescritto l’utilizzo di collare repellente nei confronti dei pappataci.

Il soggetto viene ripresentato alla visita a distanza di 15 giorni. I proprietari riferiscono anoressia da 48 ore e numerosi episodi di vomito nelle ultime 24 ore. Il soggetto alla visita si presenta estremamente dimagrito e disidratato. il cane si presenta inoltre disorientato.

I proprietari consentono l’esecuzione dei soli parametri di funzionalità renale, che mostrano i seguenti valori:

BUN: oltre il valore di lettura dello strumento (> 130 mg/dl);

CREA: 11,8 mg/dl.

Il soggetto posto sotto fluidoterapia endovenosa con ringer lattato muore nelle successive 24 ore.

 Discussione

La Leishmaniosi è una malattia infettiva che colpisce sia l’uomo che gli animali domestici e selvatici. Riconosce una diffusione mondiale ed è causata da protozoi difasici del genere Leishmania. I cani risultano essere gli animali domestici maggiormente colpiti, in misura decisamente inferiore i gatti. In Italia l’agente eziologico nei cani è quasi esclusivamente Leishmania Infantum.

L’infezione riconosce come vettore flebotomi ematofagi del genere Phlebotomus, attivi in special modo al tramonto, a partire dalla primavera sino all’autunno. La malattia riconosce il cane come principale serbatoio.

Nell’ospite vertebrato Leishmania si ritrova all’interno dei macrofagi nella sua forma non flagellata, l’amastigote, che presenta forma tonda o ovoidale. I flebotomi assumono gli amastigoti con il pasto di sangue dall’ospite infetto. All’interno del flebotomo l’amastigote subisce quindi una serie di cambiamenti morfologici, sino alla trasformazione nella forma flagellata che prende il nome di promastigote. I promastigoti sono quindi inoculati nella pelle di un ospite vertebrato durante il pasto di sangue. I promastigoti, una volta inoculati nell’ospite, perdono il flagello mutando nuovamente in amastigoti.

Non tutti i cani infettati sviluppano la malattia. I segni clinici possono manifestarsi da tre mesi sino a 7 anni dopo l’infezione. L’immunità protettiva verso la malattia è mediata dalle cellule T  e dalle citochine che essi producono. Nei cani sintomatici (cioè non resistenti) all’infezione locale della pelle fa seguito la moltiplicazione del parassita all’interno dei macrofaci e la sua disseminazione in tutto il corpo. Se la risposta immunitaria non è sufficiente, in genere la malattia si manifesta nella forma viscerale.

I sintomi sono numerosi e variabili e comprendono: Poliuria, polidipsia, perdita di peso, depressione, vomito, diarrea, melena,  epistassi, tosse e starnuti.

All’esame clinico è talvolta possibile osservare: linfoadenomegalia, splenomegalia, epatomegalia, febbre, lesioni cutanee, dermatite, onicogrifosi, algia articolare, uveite.

Le lesioni a livello cutaneo sono caratterizzate da ipercheratosi, desquamazione, ulcerazioni mucocutanee e presenza di noduli intradermici sul muso, sui padiglioni auricolari e sui cuscinetti plantari.

Le principali alterazioni associate alla leishmaniosi nel cane sono: anemia, iperglobulinemia, ipoalbuminemia, proteinuria, aumento dei livelli delle transamminasi epatiche, trombocitopenia, iperazotemia, linfopenia .

La prognosi è variabile, nei cani con insufficienza renale è infausta, nei rimanenti casi sono molto frequenti le recidive.

La diagnosi definitiva si basa sulla dimostrazione degli amastigoti negli aspirati che possono essere prelevati dai linfonodi, dal midollo osseo o dagli strisci cutanei.

Il microrganismo può inoltre essere identificato tramite esame istopatologico, o la PCR.

E’ possibile inoltre rilevare la presenza degli anticorpi sierici per la Leishmania: il titolo delle IgG aumenta tra i 14 ed i 28 giorni dopo l’infezione ed un alto titolo indica sempre la presenza di infezione.

I principi attivi maggiormente utilizzati per il controllo della malattia sono l’antimoniato di N-metilglucamina in associazione ad allopurinolo, e la miltefosina, anche quest’ultima in associazione ad allopurinolo.

Riferimenti bibliografici

Craig E. Greene.  Malattie infettive del cane e del gatto.  A. Delfino ed. 2003

L.P. Tilley F.W.K. Smith, Jr. The 5 minute Veterinary Consult. UTET. 2000

S.J Ettinger, E.C. Feldman. Clinica Medica Veterinaria. Malattie del cane e del gatto. A. Delfino ed. 2001